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CHE COSA E' LA PSICOTERAPIA? E QUALI SONO LE DIVERSE PSICOTERAPIE?
(Dott.
Cristiano Zamprioli)
La Psicoterapia è
una relazione terapeutica che si instaura tra un paziente ed un
terapeuta ed ha come scopo l'autoconoscenza e la messa in discussione
della struttura psicopatologica del paziente. La relazione terapeutica
coinvolge gli aspetti emotivi, affettivi, cognitivi e relazionali dei
partecipanti. La Psicoterapia utilizza prevalentemente la comunicazione
verbale: può essere duale o di gruppo, a tempo determinato o
indeterminato. La psicoterapia non può essere imposta ma deve essere
sempre una libera scelta sia per il paziente che per il terapeuta.
Quindi la psicoterapia è una relazione terapeutica che utilizza
strumenti psicologici. Le varie psicoterapie che vengono utilizzate
dallo psicoterapeuta, sono suddivise in base alla scuola di
specializzazione che viene scelta una volta dopo diventato psicologo
iscritto all'ordine degli psicologi della sua stessa regione.
Dal padre della
psicoanalisi S. Freud si sono sviluppati i metodi che hanno
rivoluzionato il pensiero psicoanalitico.
Le psicoterapie sono:
1)
ANALISI LACANIANA (Jacques Lacan)
2)
PSICOLOGIA ANALITICA (Carl G. Jung)
3)
PSICOLOGIA INDIVIDUALE (Alfred Adler)
4)
TERAPIA CENTRATA SUL CLIENTE (Carl Rogers)
5)
LO PSICODRAMMA (J. L. Moreno)
6)
LA TERAPIA DELLA GESTALT
7)
LA PSICOSOCIANALISI
8)
PSICOTERAPIA INTERPERSONALE (H. Sullivan)
9)
PSICOLOGIA DEL SE' (Kohut)
10)
PSICOANALISI SOCIALE (K. Horney)
11)
TRAUMA DELLA NASCITA (OTTO RANK)
12)
TERAPIA ATTIVA (S. Ferencezi)
13)
TERAPIA COGNITIVA
14)
TERAPIA RAZIONALE - EMOTIVO - COMPORTAMENTALE
15)
TERAPIA COGNITIVO - COMPORTAMENTISTA (Beck)
16)
STIMOLO e REAZIONE (Skinner)
17)
COMPORTAMENTISMO (J. Watson)
18)
PSICOANALISI FREUDIANA MODERNA (A. Freud)
19)
PSICOTERAPIA PSICODINAMICA
In particolare la
PSICOTERAPIA PSICODINAMICA si basa sulla psicoanalisi ma usa
tecniche diverse. Le sedute sono una o due volte alla settimana e
prevedono una relazione fra terapeuta e paziente più interattiva
rispetto all'analisi freudiana.
CHE COSA E' IL COLLOQUIO CLINICO?
(Dott.
Cristiano Zamprioli)
“Quando si parla
di Colloquio Clinico, si parla di interazione tra generis”! Primo
problema che c’è nel colloquio è quello della Richiesta.
COLLOQUIO CLINICO
E’ il metodo di
studio principe ossia lo strumento che più di ogni altro permette la
conoscenza del rapporto tra utente e consulente, se collocato in un
contesto privo di ogni altra azione, è orientato a favorire la
relazione.
IL COLLOQUIO
si struttura su delle coordinate:
“SETTING”:
serve per studiare le variazioni
“CONTRO-TRANSFERT”:
OPERATORE
– UTENTE
OPERATORE =
PSICOLOGO - TRANSFERT = UTENTE
I tre aspetti
fondamentali del colloquio sono:
“IL LUOGO”
Ci deve essere una
forte connotazione emotiva, in un colloquio.
Il Colloquio non
può mai essere interrotto: si deve proteggere il setting!
Lo studio deve
essere isolato, non ci deve essere traffico; quello è uno spazio tutto
per l’utente!
Deve essere un
luogo protettivo, e le regole devono essere a vantaggio dell’utente.
“IL TEMPO”
Nel Colloquio
clinico è importante oltre al luogo, anche il tempo.
Se non c’è
puntualità si riduce l'importanza!
Negli interventi
psicoterapeutici, l’unità di tempo è prestabilita, da un minimo di 45
minuti a un massimo di 1 ora.
La domanda ben
articolata e’ un presupposto per ottenere un buon obiettivo!
“IL PAGAMENTO”
E’ fondamentale in
quanto l’utente acquista “qualcosa di suo”.
I PARAMETRI DEL
COLLOQUIO
sono quindi il
Setting,
il Luogo, il Tempo ed il Pagamento
Esistono 3
tecniche che si utilizzano nel colloquio:
Tecnica della “CHIARIFICAZIONE”
aggiunta di informazioni. Sono invasive, e sono possibili in prima
seduta!
Tecnica della
“CONFRONTAZIONE” è una messa in relazione di elementi
dissonanti a cui l’utente non cambierebbe mai!
Tecnica della
“INTERPRETAZIONE” coinvolge una dimensione consapevole, si
sposta di livello!
Perché una persona
si rivolge allo psicologo?
Si potrebbe dire,
tornando allo psicologo, che le persone si rivolgono a lui per
l’applicazione di un test, per avere una descrizione della propria
personalità, oppure un colloquio di orientamento professionale, o per
fare una esperienza di gruppo, ad esempio sulla comunicazione, o per
conoscere la dinamica motivazionale sottesa al consumo di specifici
prodotti.
Sono due i modi
più diffusi di rappresentare lo psicologo: lo psicoterapeuta
che cura i disturbi mentali, confondendosi con lo psichiatra
e facendo riferimento al modello medico, pur non possedendone i
presupposti di base; lo psicologo che applica, entro le
più disparate situazioni e con i fini più diversi, il proprio
strumentario su richiesta di qualcuno che dai dati tratti da quella di
applicazione pensa di ottenere un vantaggio.
Che cosa si
intende per Analisi della Domanda?
S’intende
l’esplorazione delle simbolizzazioni affettive, agite da chi pone una
domanda d’intervento allo psicologo.
La formazione ad
orientamento psicodinamico: l’obiettivo è l’esplorazione del
“mondo interno” allo scopo di favorire una maggiore conoscenza e
consapevolezza dei propri meccanismi di reazione in rapporto a sé, agli
altri e al contesto in generale.
Il colloquio
ad esempio diventa un’occasione per produrre una conoscenza dal “vivo”,
non solo del tecnico nei confronti del soggetto, ma di tutto un processo
in cui sono comprese anche la conoscenza del soggetto nei confronti
dell’operatore, del soggetto su se stesso.
Il “setting”
rappresenta la possibilità metodologica di riflettere sulle dimensioni
attraverso le quali si organizza il contesto nel colloquio delimitando e
fondando l’area di intervento di orientamento con delle caratteristiche
costanti.
L’accoglienza
nel colloquio è il momento dell’incontro fisico con la persona; ci si
presenta il problema. Viene così formulata una specifica domanda, messa
in moto, da una serie di aspettative, e di processi collusivi che
precedono l’inizio del colloquio stesso. La fase di accoglienza oltre ad
essere la base da cui parte il colloquio è un momento fondamentale in
tutte le azioni del processo di orientamento.
La raccolta dei
dati, delle informazioni, è il momento centrale del processo di
conoscenza. In un colloquio di orientamento gran parte dell’indagine
anamnestica sarà polarizzata sulle informazioni collegate al campo che
in questo caso maggiormente interessa ovvero l’esperienza formativa e
lavorativa.
Nella fase della
definizione del progetto e lo sviluppo delle mete, si considera
il processo decisionale attraverso la capacità di porre obiettivi
realistici e di esplicarli, a partire dalle potenzialità delle proprie
competenze, dalla individuazione e valutazione dei vincoli, delle
difficoltà e delle rinunce che connotano qualunque scelta.
La restituzione:
questa fase consiste nel riflettere sugli elementi emersi nel colloquio
attraverso un processo di sintesi che evidenzi i nessi, gli aspetti
significativi con una proposta conclusiva.
Trentini (1991) ha
osservato che esistono molte definizioni di colloquio, tra loro anche
piuttosto dissimili. Il motivo principale di tale eterogeneità è legato
al fatto che questo strumento può essere usato in contesti e con
finalità diverse. Il colloquio può essere considerato come:
-
"uno scambio verbale, faccia a faccia, nel quale una persona,
l'esaminatore, cerca di avere informazioni o l'espressione di opinioni e
credenze da un'altra o da altre persone" (Maccoby e Maccoby, 1954);
-
"Una comunicazione che consiste non soltanto in uno scambio di
messaggi verbali, ma piuttosto nello sviluppo di una configurazione
delicata e complessa di processi di campo che comportano conclusioni
importanti per le persone che entrano a farne parte" (Sullivan, 1953).
L'attenzione al
contenuto, al cosa viene detto, rischia infatti di far "perdere
di vista il "qui ed ora" della relazione, quello che avviene, ha luogo
e che progressivamente prende forma nel rapporto interpersonale"
(Grasso, 1997). Si colloca sullo sfondo non solo il come si
dicono le cose ma anche il senso che il cosa ed il come
possiedono in funzione del dove avviene quella particolare
dinamica sociale che indichiamo con il termine colloquio.
CHE COSA PUÒ FARE LO PSICOLOGO NON PSICOTERAPEUTA?
(Dott.
Cristiano Zamprioli)
L'Università
spesso non spiega che cosa non può realmente fare uno psicologo, ed il
neo-laureato si trova tra il voler fare lo Psicoterapeuta (senza averne
però la qualifica) ed il non fare assolutamente nulla.
Quello che è
realmente è che lo Psicologo può fare molte cose,
rimanendo comunque all'interno del suo ruolo. L'assurdità diventa
paradosso nel momento in cui tantissimi giovani Psicologi rimanendo
fermi nella convinzione che poter agire professionalmente si deve essere
Psicoterapeuti, quando in realtà l'ambito maggiormente saturo è proprio
quello della Psicoterapia.
Partiamo da un
dato certo: la legge 56/89.
Articolo 1.
Definizione della professione di psicologo.
La professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi
e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di
abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte
alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità.
Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in
tale ambito.
Quindi, per legge,
lo psicologo deve fare:
1.
Prevenzione
2.
Diagnosi
3.
Abilitazione-Riabilitazione
4.
Sostegno
5.
Sperimentazione
6.
Ricerca
7.
Didattica
Sia rivolte al
singolo, al gruppo, fino alla comunità intera.
La legge parla sia
di "strumenti conoscitivi", sia di "intervento".
Lo Psicologo che
lavora in ambito clinico può strutturare un vero e proprio percorso
assieme alle persone che si rivolgono a lui, e lo Psicologo in ambito
aziendale ha strumenti specifici che altri professionisti non
possiedono, e altri strumenti a cui molti altri professionisti non
possono accedere per legge.
Gli strumenti
conoscitivi dello Psicologo sono il Colloquio Psicologico e i Test
Psicologici, che né abbiamo già parlato prima per quanto riguarda il
colloquio, invece per i test psicologici sono ad accesso chiuso, cioè
non sono acquistabili o utilizzabili da chiunque. Questi test vengono
classificati in una sorta di scala in base a quello che effettivamente
vanno a sondare.
Lo Psicologo
iscritto all'Ordine può legalmente acquistare ed utilizzare qualsiasi
tipologia di test (MMPI, Rorschach, TAT, 16 PF, Figura Umana, ecc..). La
peculiarità di questi strumenti è che permettono ad un livello più
profondo un "quadro di personalità", comprensivo degli
aspetti emotivi, razionali ed attitudinali", cosa che può
legalmente fare solo lo psicologo.
Qual è il numero
massimo di sedute per non essere classificata come psicoterapia?
Spesso si dice che
l'intervento di consulenza psicologica, per non essere interpretato come
una psicoterapia, deve avere un numero massimo di sedute (esempio: 10/12
sedute).
La durata di una
terapia varia moltissimo a seconda dell'approccio utilizzato, ed in
alcuni casi esistono trattamenti psicoterapeutici che possono
concludersi positivamente anche in qualche seduta, un percorso di
consulenza psicologica individuale può durare mesi o anche oltre un anno
senza sfociare minimamente in psicoterapia.
In una consulenza
che può durare oltre il numero previsto di sedute che si affida a noi,
in ogni caso credo che interrompere o rifiutare di lavorare con una
persona solo perché sono "scattate" le 12 sedute sia un comportamento
veramente poco professionale.
Esempi di
consulenza psicologica:
Lo psicologo
interviene in momenti di difficoltà ma in assenza di patologia, allo
scopo di dare alla persona/alle persone nuovi strumenti per gestire
emotivamente o cognitivamente, o entrambi, la situazione di difficoltà.
Alcuni esempi possono essere: Matrimonio in crisi; Relazione con i figli
adolescenti; Aiuto nell'elaborazione di un lutto; Momenti di svolta
della propria vita; Normali difficoltà relazionali; Aumento della
propria sensazione di autoefficacia; Capirsi e conoscersi meglio;
Miglioramento di alcuni aspetti della propria personalità; Gestione
dello stress e dell'ansia; ecc...
Lo psicologo
interviene sul singolo o sul gruppo, con una finalità non terapeutica,
ma di sostegno, di riabilitazione o direttamente di consulenza. Alcuni
esempi possono essere: Gruppi di autoaiuto; Supporto alla famiglia di
una persona depressa; Intervento sulla persona sofferente ma senza
lavorare sul nucleo patologico; ridefinizione degli obiettivi di vita
dopo un trauma; ecc...
In tutti questi
casi non si sta effettuando una terapia, ma un intervento psicologico,
in quanto gli obiettivi che vengono fissati non sono di cura, ma altri.
La formazione in
psicoterapia si effettua dopo aver frequentato per circa 4 anni, secondo
il M.U.R.S.T., Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica,
una Scuola di specializzazione in Psicoterapia, di vari indirizzi,
(psicodinamico, cognitivo-comportamentale, relazionale, individuale
ecc...), a seconda dell'indirizzo prescelto dall'allievo. La formazione
svolge un ruolo basilare e fondamentale nel percorso professionalizzante
della nostra categoria.
Psicologia e
Psicoterapia sono però due cose diverse, sono due professioni
altrettanto importanti.
(L'articolo è
stato raccolto dal sito:
www.humantrainer.com,
scritto dal dott. Stefano Sirri, sono state prelevate alcune frasi che
poi sono state da me integrate)
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